Il kamishibai è un antico linguaggio teatrale giapponese nato nel XII secolo nei monasteri buddisti in Giappone. Ai tempi era uno strumento molto versatile, utilizzato per insegnare la lingua a una popolazione analfabeta, oltre che per trasmettere insegnamenti morali. La tecnica è molto semplice: un narratore racconta una storia grazie all’ausilio di tavole illustrate fatte scorrere all’interno di un piccolo teatro di cartone o legno. Spesso i teatrini erano installati sulle biciclette, in modo tale da portare le narrazioni in giro per le province giapponesi. Corrisponde, sostanzialmente, a quella che è stata la funzione dei nostri antichi cantastorie. Il Giappone, sin dall’inizio, ha alimentato la produzione di storie da narrare con questa tecnica grazie al contributo di moltissimi autori, disegnatori e illustratori, sviluppando in questo modo un corpus molto consistente di bellissime narrazioni. Storie prodotte con alcune scelte grafiche tradizionali giapponesi molto riconoscibili, e con trame avvincenti che sono state tramandate nei secoli. In un recente viaggio in Giappone due rappresentanti dell’associazione culturale “Parole in viaggio” hanno avuto modo di toccare con mano molta di questa produzione e hanno voluto condividere con il giovane pubblico storie che altrimenti con difficoltà sarebbero accessibili in Europa. Sono favole equivalenti a quelle della nostra tradizione, in cui interagiscono personaggi e situazioni tipici della narrazione popolare giapponese: animali, persone, divinità che mettono in gioco una vasta gamma di sentimenti.
Tecniche utilizzate: kamishibai (formato giapponese).
Gianluca Fiore, Alessandra Rosi Bernardini