La filosofia della semplicità in San Francesco nasce dal riconoscimento che l’uomo è creatura, non proprietario: tutto ciò che esiste è dono ricevuto, non possesso da difendere. La semplicità diventa così un atto di verità, perché libera dal bisogno di apparire e restituisce all’essere la sua centralità. Per Francesco, vivere semplicemente significa lasciare che l’essenziale emerga: la relazione con Dio, con gli altri e con il creato. La povertà non è miseria, ma spazio aperto, disponibilità, leggerezza. È un modo di abitare il mondo senza pretese, come fratelli tra fratelli. La semplicità è anche sguardo: vedere la bellezza nelle cose piccole, ascoltare ciò che non fa rumore, riconoscere la dignità del sole, dell’acqua, del lupo, dell’ultimo degli uomini. È un cammino di spoliazione interiore che scioglie le paure e disinnesca il potere. In questa nudità ritrovata nasce la gioia, una gioia non fondata sul possesso ma sulla comunione. Per Francesco, la semplicità è la forma più alta della libertà.
Silvana Vecchio, già docente di Filosofia Medievale presso l'Università di Ferrara, ci conduce attraverso le letture di passi scritti da San Francesco in un mondo sconosciuto, dove la povertà esteriore è sostituita da una ricchezza, gioia che ci pone rispetto al creato in una posizione di felicità e pienezza interiore.
Silvana Vecchio, relatrice e coordinatrice delle letture, Anna Maria Torre Presidente Associazione Cilento Domani Arte e Cultura Mediterranea APS - Lettrice, Maria Grazia Guida Presidente Associazione Amici Casa della Carità Milano - Lettrice, Giovanni Pico Vice Presidente Associazione Cilento Domani Arte e Cultura Meditewrranea APS - Lettore