L’autrice dialoga con Gianluca Palma.
Intrecciando pensieri, sono nati i componimenti che la poesofia di quest’opera immagina come particolari estetici affini all’architettura, il cui ordine fluttuante esprime l’armonia geometrica della natura, dei sentimenti e delle emozioni che la rappresentano.
“Arabeschi” è un titolo evocativo di uno stile poetico-filosofico che tende all’infinito. Le riflessioni in versi si librano in una dimensione estatica ed emotiva reale e astratta, muovendosi fra tessiture che compongono disegni in cui l’anima cerca significati che la conducano oltre l’interpretazione del rapporto misterioso fra realtà e sogno.
“Arabeschi” sono i voli pindarici che caratterizzano la silloge, avendo come intento quello di decodificare il poema della natura “chiuso in caratteri misteriosi e mirabili”, il cui enigma si svela come una sorta di odissea dello Spirito, il quale, “per mirabile illusione, cercando se stesso, sfugge se stesso” (Friedrich Schelling). In questa continua ricerca si espleta la manifestazione o svelamento dell’essere. Infatti, la poesia, che attiene all’essenza di tutte le cose, trattando ciò di cui si parla, rende possibile il linguaggio, perché ne costituisce la sostanza.
Alla poesofia è affidato il compito di volare alto verso l’Alto, scolpendo meravigliosamente il significato delle vulnerabilità tracciate dalla crescita morale e concettuale dell’anima, che cerca una direzione dirimendo i laceranti conflitti interiori nel mentre ne indaga il significato recondito. Anche quando il senso si staglia in motivi complessi e infinite ramificazioni.
Raffaella Scorrano, Gianluca Palma
0832404612